Bruno Toscano, Ordinario di Storia dell’Arte Moderna, Università di Roma tre

 

Quali sono, secondo lei, i problemi delle nostre città?

Comincio la mia riflessione avanzando un interrogativo: dalla moltiplicazione della ricerca e della diagnosi si può registrare una ricaduta positiva al fine dei risultati?

A parer mio è difficile considerare i problemi della città slegati dalla campagna e dalle zone interne di montagna, il cosiddetto “altro territorio”. La dimensione urbana spiega il territorio restante e viceversa. L’una è specchio dei problemi dell’altro. Tra le due tuttavia c’è scarsa comunicazione.

E qui in Umbria?

Quello che è più evidente nella nostra regione è lo sfarinamento del livello di civiltà, alla rarefazione di centri storici e chiese.

In Umbria la gestione del rischio sismico si è tradotta, a parer mio erroneamente, in un atteggiamento selettivo che ha portato a scelte sbagliate. Basti pensare, ad esempio, alla zona della Valnerina, dove coesistono zone interamente restaurate da un lato, e ruderi, dall’altro

I principali rischi per le città sono l’omologazione, la riduzione di “vita”, di capacità biologica. Si assiste sempre più ad un processo di stenosi prodotto dai flussi turistici, per cui vengono valorizzate le zone centrali, a discapito di quelle marginali, che vengono colpite da un fenomeno di “svuotamento” . Le città diventano così dei turisti e degli stranieri, sradicandosi dalle proprie origini.

Quali sono i “rimedi” ipotizzabili per il miglioramento delle città?

Innanzitutto dovrebbe esserci una rete capillare di luoghi di interesse. Inoltre gli enti locali, e per prima la Regione, dovrebbe dare indirizzo e coordinamento alla cittadinanza, nonché offrire a tutti opportuni strumenti di conoscenza.

Dal punto di vista amministrativo sarebbe auspicabile procedere in una direzione in cui il restauro ambientale ha la priorità rispetto ad altri interventi. Allo stato attuale, hanno la meglio scelte economicistiche e mercantili: ambiente e paesaggio vengono trascurate anche da amministrazioni di sinistra.

(Annalisa Perrone)